I Romani mettevano davvero il piombo nel vino?
Gli antichi Romani aggiungevano al vino uno sciroppo di piombo altamente tossico per renderlo più dolce.
I produttori di vino facevano bollire il mosto in recipienti di piombo per ottenere uno sciroppo denso chiamato <i>sapa</i>. Questo processo generava l'acetato di piombo, una sostanza dal sapore zuccherino ma estremamente velenosa. Lo sciroppo serviva anche a evitare che il vino si trasformasse in aceto durante i lunghi trasporti.
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Autori latini come Plinio il Vecchio descrissero la preparazione della <i>sapa</i> già nel I secolo d.C., raccomandando l'uso di pentole in piombo anziché in rame per evitare retrogusti metallici. Durante la bollitura, il mosto reagisce con il metallo producendo acetato di piombo, una sostanza circa 60 volte più dolce dello zucchero comune.Analisi moderne condotte sui resti ossei rinvenuti a Ercolano hanno rivelato livelli di piombo 10 volte superiori ai limiti di sicurezza odierni. Un nobile romano poteva arrivare a ingerire 250 microgrammi di piombo al giorno, a fronte di un limite massimo di 25 microgrammi stabilito oggi dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.Il saturnismo (avvelenamento da piombo) causa gravi danni renali e cerebrali. Nel 1983, il ricercatore Jerome Nriagu ipotizzò che questa intossicazione cronica potesse spiegare i comportamenti eccentrici di imperatori come Nerone. Oltre che nel vino, i Romani usavano il piombo per le condutture idriche e gli utensili da cucina, ignorando che il metallo stesse lentamente avvelenando l'intera società.
Fatto verificato
FP-0003386 · Apr 5, 2026